giorno 4: MEDELLIN

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Ho capito che sarebbe stata una bella giornata dalla prima tazza di caffè nel patio pieno di piante. Non mi ha pesato troppo essermi svegliata prestissimo, l’aria era fresca e il caffè era buono.

Medellín è una sorpresa continua. Situata in una valle circondata dalle Ande, in pochi decenni ha trasformato la sua fama di capitale del narcotraffico in una storia di rinascita urbana. Anche se i soldati presidiano ancora le strade, l’atmosfera è cambiata radicalmente. Oggi, una combinazione di innovazioni sociali, architettoniche e culturali ha reso Medellín una città viva, caotica e affascinante, conosciuta come la ciudad de la eterna primavera grazie al suo clima mite tutto l’anno.

Le strade di Medellín sono animate da venditori ambulanti che propongono cibo delizioso, artisti di strada e locali di ogni tipo. I murales colorati raccontano storie di speranza e resistenza, e in città si respira una forte voglia di futuro, nonostante le cicatrici del passato.

A piedi, raggiungiamo Plaza Botero, che ospita una collezione di sculture donate dall’artista Fernando Botero. Però, oltre all’arte e ai giardini ben curati, il centro di Medellín mostra anche un lato più ruvido, con spazi pubblici rigenerati, parchi, biblioteche e musei che si mescolano a luoghi della memoria. Medellín ha scelto di non dimenticare il suo passato legato a Pablo Escobar: il Museo de la Memoria è uno dei tanti posti che esprimono il desiderio di superare quell’epoca senza rinnegarla.

La città vanta un sistema di trasporti molto efficiente, e noi, durante la giornata, ci muoviamo su tutti i mezzi disponibili: prima la metropolitana (l’unica della Colombia), poi una fitta rete di funivie che raggiungono le comunas collinari, e infine gli autobus azzurri, con i Metallica che tuonano dalle casse.

Le funivie, costruite dai francesi, non sono solo un’attrazione turistica, ma un elemento chiave per migliorare la mobilità dei residenti delle zone più isolate. Mentre guardiamo la città dall’alto dentro l’abitacolo della funivia, scambiamo due chiacchiere con un ragazzino biondo con gli occhi verdi, che trasporta un enorme borsone da calcio e indossa una divisa bianca e verde. La nostra guida, un signore dalla pelle color cioccolato e la camicia di un bianco impeccabile, ci spiega che la città negli ultimi anni ha puntato molto sullo sport per tenere i giovani alla larga dai guai.

Camminiamo senza sosta tutta la mattina, scattando foto a raffica e salutando con la mano le signore affacciate alla finestra, che ci sorridono mentre preparano patacones. Mi porterei a casa almeno quattro bambini tra quelli che giocano a pallone in una piazzetta (e non sono molto fan della categoria).

Quando cerchiamo qualcosa da mangiare, scopriamo che Medellín ha una cucina pazzesca: i sapori locali spaziano dal bandeja paisa (un piatto a base di carne, riso, fagioli e uova) alle immancabili arepas, che accompagnano ogni pasto colombiano. Ma la vera passione qui sono le torte decorate, che a Medellín raggiungono il loro apice: vetrine piene di dolci a tre piani, tutti ricoperti di panna e glasse dai colori psichedelici.

L’ultima tappa della giornata è la Comuna 13, uno dei luoghi più vivaci della città, in cima a tre rampe di scala mobile a cielo aperto: un’infrastruttura che ha reso le ripide colline accessibili anche agli anziani e alle famiglie . Un tempo conosciuta come una delle zone più pericolose e controllate dai cartelli della droga, oggi è diventata il simbolo della rinascita di Medellín.

I suoi murales colorati raccontano storie di resistenza e speranza: ogni muro, ogni angolo parla della lotta per lasciarsi alle spalle un passato difficile. Qui si incontrano guide locali che hanno vissuto in prima persona i momenti più bui della comuna e che oggi accompagnano i visitatori attraverso strade piene di graffiti, raccontando le storie che si nascondono dietro ogni disegno, ogni colore. Non mancano piccole caffetterie colorate, mercatini, spettacoli di street art, dalla breakdance ai concerti improvvisati, e si respira un’energia unica, alimentata da una comunità che non si è mai arresa.

“Qui nessuno vi torcerà un capello,” ci assicura il nostro Cicerone dalla camicia miracolosamente immacolata. “La gente ci tiene troppo a far sì che tutto funzioni per davvero.”

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