L’ultimo giorno va tutto troppo veloce.
Saliamo su due bagnarole di legno diretti verso le Gili, e ci perdiamo dopo pochi minuti di navigazione, perché evidentemente abbiamo ingaggiato i peggiori marinai di tutto l’arcipelago della Sonda Indonesiana.
Le barche tipiche utilizzate nelle isole Gili si chiamano jukung o perahu, a seconda della zona. Si tratta di piccole imbarcazioni tradizionali a bilanciere, molto comuni in Indonesia. Solitamente sono utilizzate per pescare, ma anche per trasportare i turisti tra le isole o per le escursioni di snorkeling e immersioni.

Le isole Gili sono tre piccole isole paradisiache situate a nord-ovest di Lombok. I loro nomi sono Gili Trawangan, Gili Meno e Gili Air, incorniciate da spiagge da sogno e acque cristalline.
Le isole Gili sono famose per la loro barriera corallina e la presenza di tartarughe marine, che si possono facilmente incontrare durante un’uscita di snorkeling. Le acque sono calme, turchesi e ricche di pesci tropicali. A differenza di altre destinazioni turistiche, le Gili hanno mantenuto un’atmosfera genuina, in parte perché non ci sono veicoli a motore, contribuendo a preservare la loro tranquillità.
Inoltre, per chi vuole esplorare il lato culturale, le Gili sono un mix di influenze: la popolazione locale è musulmana, ma l’atmosfera è rilassata e accogliente verso i turisti, creando un contrasto interessante con la più induista Bali.

Al largo di Gili Meno, riusciamo a fare il bagno con le tartarughe marine. Poco importava se, tuffandomi, mi scortico un braccio contro lo scafo o se poi la corrente è così forte che non riusciamo più a risalire in barca.
Al momento di sbarcare, la situazione è abbastanza confusa e ci troviamo a dover scendere un chilometro più in là, in puro stile Cristoforo Colombo. Dopo pranzo, al momento di risalire sulla barca, la marea si è già alzata, dando il via a 40 minuti di isteria collettiva. La barca oscilla avanti e indietro, cerchiamo di non cadere tra i coralli mentre le onde ci arrivano al petto.
Mentre lo scafo sta per travolgermi, sento i graffi dei coralli sulle gambe e Massimo che bestemmia cercando di salvare la sacca stagna con la macchina fotografica. Io e Martina, le ultime della fila, rimaniamo aggrappate al bilanciere della barca, senza riuscire a salire.
E più ridiamo, meno riusciamo a salire. Poi il mare comincia a ingrossarsi, il motore si è ingolfa e la barca non parte più. Non saremmo mai riusciti a tornare se Matteo non l’avesse presa come una questione di principio tra lui e il motore.

Dopo tutto questo caos, c’è l’ultima cena sulla spiaggia, le ultime Bintag e il custode che ci chiude dentro, costringendoci a scavalcare il muretto per uscire. Poi, il supermercato alle quattro del mattino, con il reggiseno infilato nella tasca posteriore dei jeans e, infine, l’ultima doccia alle cinque.

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