giorno 16: KELIMUTU

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La leggenda dice che più tardi arrivi nel posto dove devi pernottare, più aumentano le probabilità di trovare problemi. E quando arriviamo a Kelimutu, è decisamente tardi.

L’ostello sembra una specie di capanna di bambù, appollaiata sul fianco della montagna e decorata con fili di lucine colorate. Non c’è posto per tutti. Andrea fa una scenata epica, ma la situazione non si può risolvere. Così, io e altri cinque finiamo nella dependance: un’altra stamberga, stavolta in muratura, sperduta in mezzo al nulla, dieci minuti di pulmino più su. E lì veniamo lasciati, a cavarcela da soli.

Giusto il tempo di una rinfrescante doccia gelata, ed ecco che salta la corrente. In un attimo, siamo tutti e sei nel buio più totale, con le teste fuori dalle porte. Qualcuno con la torcia frontale accesa.

«Oh raga, è saltato tutto?»
«Che facciamo?»
«Eh, che vuoi fare? Non c’è nessuno, sembra un film horror.»
«Andiamo a letto, che è già mezzanotte e alle tre ci vengono a prendere.»

Mi sono appena infilata nel sacco a pelo, steso su una coperta discutibile con gli orsacchiotti, già pronta per il trek del giorno dopo, quando torna la corrente. Di colpo si accendono tutte le luci e l’acqua ricomincia a scorrere dal rubinetto. Ovvio.

Rientro nel sacco a pelo e mi sembra di dormire per un minuto soltanto, rannicchiata sul fondo. Fuori, l’autista ci sveglia facendo sfoggio dei bassi del suo impianto con un pezzo di Skrillex a tutto volume, prontamente silenziato quando passiamo a prendere il resto del gruppo, forse per non far arrabbiare di nuovo Andrea.

Kelimutu, nel Parco Nazionale di Kelimutu, è un vulcano che ospita tre crateri, considerati sacri dalla popolazione locale, perché si crede che siano la dimora delle anime dei defunti. I laghi sono famosi per i loro colori che cambiano, passando dal blu al verde, al rosso e persino al nero, a seconda della composizione chimica delle acque. Ogni lago ha un nome e un significato: Tiwu Ata Mbupu, il lago degli anziani, Tiwu Nuwa Muri Koo Fai, il lago dei giovani, e Tiwu Ata Polo, il lago delle anime malvagie.

Il trekking verso la cima di Kelimutu è relativamente breve e accessibile, e l’alba è il momento migliore per ammirare i laghi, quando la luce ne esalta i colori in modo spettacolare. Alle tre e mezza iniziamo la salita, avvolti nel buio più totale e armati delle torce frontali d’ordinanza. Le due ore di sonno e lo stomaco vuoto aggiungono quel tocco di sfida in più.

In cima c’è un punto panoramico da cui si possono vedere tutti e tre i laghi in un solo colpo d’occhio. È ancora buio, fa un freddo pungente e il vento ci sferza senza sosta. Ci stringiamo in gruppo, come pinguini, avvolti da cappucci, felpe e sarong a strati. Poi, finalmente, arriva l’alba.

Credo che le foto che ci scattiamo insieme siano le più belle fin qui. Siamo assonnati, intirizziti e decisamente impresentabili, ma felici.

Tornati alla nostra stamberga, è tempo di chiudere gli zaini e fare colazione. Come per magia, appare una piccola signora indonesiana in camicia da notte rosa, con dei thermos di tè e caffè, un enorme vassoio di frutta e pancake per tutti.

Dopo una sosta al mercato e un pranzo in una cittadina dove trovare cibo era un’impresa (mi sorprende non essermi presa la salmonella), prendiamo l’ultimo volo interno per Bali, dove trascorreremo la serata, per poi partire di prima mattina con il traghetto per Lombok.

Kuta Beach, sulla costa meridionale di Bali, è una delle spiagge più famose dell’isola. Con la sua lunga distesa di sabbia bianca e le onde perfette per il surf, è il punto di ritrovo ideale per chi cerca un mix di relax, vita notturna e adrenalina. Quindi, in sostanza, è affollata di turisti.

Spesso paragonata a una versione indonesiana di Riccione, Kuta è piena di locali, bar, negozi di surf e ristoranti. Le strade attorno sono animate da un caos di motorini che sfrecciano ovunque, bancarelle di cibo e venditori ambulanti che offrono massaggi sulla spiaggia o lezioni di surf. Dopo una giornata in spiaggia, la movida notturna esplode, con locali come l’Hard Rock Café che offrono musica dal vivo e cocktail a fiumi.

In pratica, è il posto dove rilassarti e divertirti senza troppe pretese.

Il piccolo hotel dove dormiamo ha una piscina in pietra con fiori bianchi che galleggiano sull’acqua («GRAZIE ANDREA!»). Anche se siamo stanchi e abbiamo poco tempo per prepararci, ci tuffiamo comunque per qualche minuto di torrette e venti minuti a bere Bintang in acqua. Mi ricordo che stiamo vivendo gli ultimi giorni del viaggio, ma ho scaccio subito il pensiero.

Kuta Beach sarà anche la Riccione indonesiana, ma dopo Kelimutu può starci. Ceniamo con hamburger e patatine, e non ci facciamo mancare una serata all’Hard Rock Café, con una cover band che massacra tutto il repertorio degli Oasis senza colpo ferite. Ma, tutto sommato, finiamo per divertirci molto.

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